Eni, l’appello dell’AD Claudio Descalzi per la sopravvivenza del pianeta

Per Claudio Descalzi l’adozione di un modello economico circolare potrebbe contribuire significativamente a salvare il pianeta abbattendo le emissioni di CO2: ora lo conferma anche uno studio internazionale che è stato realizzato sul tema.

Claudio Descalzi, AD Eni

Economia circolare: uno studio internazionale conferma il pensiero di Claudio Descalzi

Un futuro a emissioni zero non è impossibile, ma affinché diventi realtà occorre adottare fin da ora un sistema che assicurando benessere preservi al contempo il pianeta. La soluzione potrebbe essere l’economia circolare, un modello di sviluppo in grado di coniugare sostenibilità, innovazione e competitività. Lo sostiene fortemente l’AD di Eni Claudio Descalzi, che lo ha ribadito anche lo scorso 2 luglio intervenendo al Politecnico di Milano in occasione del rinnovo della partnership che il gruppo ha avviato dal 2008 con l’ateneo. E ora lo conferma anche un recente studio realizzato da Material Economics su commissione del Fondo finlandese per l’innovazione Sitra e la European Climate Foundation: un’economia più circolare potrebbe ridurre le emissioni industriali dell’Ue di oltre la metà entro il 2050 (il 56% o 300 milioni di tonnellate all’anno entro il 2050). Per ridurre le emissioni globali di gas serra e raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima occorre quindi puntare su modelli di business circolari, promuovere una cultura del riciclo e investire nell’efficientamento dei prodotti. In linea con quanto ribadito in più occasioni dall’AD Claudio Descalzi, riciclare i materiali permette infatti di tagliare le emissioni di CO2 consentendo anche di risparmiare energia rispetto a una nuova produzione.

Eni: l’impegno dell’AD Claudio Descalzi nel promuovere l’economia circolare

La lotta al climate change è un problema fortemente sentito da Claudio Descalzi, anche in virtù delle responsabilità che hanno le major petrolifere come Eni per la sopravvivenza del pianeta. In una lettera scritta di recente a ‘Repubblica’, l’AD fa notare quanto su clima ed energia si giochi il futuro del mondo: una sfida enorme che apre tuttavia all’opportunità di creare un’economia nuova e più inclusiva. Ma per Claudio Descalzi non siamo sulla giusta strada: per centrare gli obiettivi di Parigi e contenere l’aumento della temperatura sotto i 2° C bisognerebbe infatti scendere, entro il 2030, dagli attuali 32 miliardi a 24 miliardi di tonnellate di CO2 emesse ogni anno nell’atmosfera. Alle condizioni attuali invece il rischio è di salire a 34 miliardi: secondo quanto dichiarato dall’AD, ora riscontrabile anche nel rapporto, il sistema energetico “copre solo il 60% delle emissioni” e da solo non è sufficiente. “Serve entrare in un nuovo modello di conservazione dell’energia che abbia al centro l’economia circolare e dia vita a una riduzione degli sprechi e a una minore necessità di materie prime” auspica l’AD. Eni è già all’opera: “La raffinazione e la chimica puntano su produzione bio e circolarità: questo servirà a stimolare una spesa crescente anche in Italia e a creare un nuovo indotto”.

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