Claudio Descalzi spiega la situazione di Eni dopo l’accordo con Adnoc Refining

Claudio Descalzi sull’accordo Eni – Adnoc: “È un riconoscimento alla nostra eccellenza tecnologica e alla capacità di passare in tempi brevi dalla ricerca alla tecnologia, all’implementazione di quest’ultima e infine alla sua trasformazione in un business equilibrato e stabile”.

Claudio Descalzi, AD Eni

I vantaggi dell’accordo secondo Claudio Descalzi

“È un riconoscimento alla nostra eccellenza tecnologica e alla capacità di passare in tempi brevi dalla ricerca alla tecnologia, all’implementazione di quest’ultima e infine alla sua trasformazione in un business equilibrato e stabile: meno tempi morti e più redditività”: è il commento di Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, in seguito all’accordo stipulato con la società di raffinazione Adnoc Refining, con sede negli Emirati Arabi Uniti. La multinazionale italiana ha acquisito il 20% di Adnoc, rafforzando così la propria presenza nel Golfo, “un mercato che per 70 anni è stato esclusiva di USA, Gran Bretagna e Francia”. Claudio Descalzi ha sottolineato che l’accordo consente a Eni di entrare in un territorio in cui la società non è mai stata presente: “Mettiamo una base solida in un’area meno sensibile politicamente e paragonabile alle aree Ocse. Stabilità geopolitica e contrattuale, partner evoluti e competenti”. L’AD ha spiegato come un tempo la raffinazione fosse un settore in perdita: ora invece consente di aumentare del 35% la capacità di Eni, essendo più diversificati dal punto di vista geografico e più resilienti rispetto alla volatilità del prezzo. L’intero sistema è formato da componenti che si bilanciano, dall’economia circolare all’estrazione chimica. “Con Abu Dhabi creiamo un hub di grandi dimensioni e con un ulteriore potenziale di crescita”.

Claudio Descalzi: Eni nel mondo

Con il contributo delle tecnologie proprietarie di Eni si prevede di arrivare al traguardo di 1,1 milioni di barili al giorno tra il 2021 e il 2022, un volume che potrà portare il complesso a diventare leader mondiale. “In Libia”, spiega Claudio Descalzi, “siamo la più grande società operativa, gli unici che producono prevalentemente gas per il mercato domestico e generazione elettrica. Lì ci aiuta la storia e il fatto di essere una società trasversale. Personale libico da est a ovest, da nord a sud. E massima attenzione alla sicurezza”. A Cipro Eni possiede invece sei permessi di esplorazione, quasi tutti insieme alla francese Total. “Siamo in un sistema politico europeo che fa di tutto per proteggere la società, ma soprattutto i diritti internazionali. Se ci saranno tensioni non risolte dalla diplomazia, attenderemo che i tempi siano maturi per andare avanti. La priorità è sempre la sicurezza”. Claudio Descalzi si è soffermato più volte su questo aspetto, sottolineando che valori come il rispetto delle vite umane e la loro tutela siano infinitamente più importanti di affari e profitti. Sul tema delle trivelle invece, sottolinea che il dibattito è necessario per trovare delle soluzioni: la crescita deve essere fatta minimizzando rischi ed emissioni, con regole trasparenti e rigorose, coinvolgendo istituzioni e comunità.

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